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Jorge Lorenzo, il Beatle che non sa chi erano i Beatles...

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Messaggio Da *silvietta 46* il Mar Giu 22, 2010 2:49 pm

Jorge Lorenzo, il Beatle che non sa chi erano i Beatles

Lo spagnolo della Yamaha domina il Gp d'Inghilterra. Secondo Dovizioso. E intanto nessuno vuole salire sulla moto di Valentino Rossi.
Jorge Lorenzo, il Beatle che non sa chi erano i Beatles... Pixel
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Ecco l'articolo uscito stamani sulla Stampa. Alla fine, i voti.

Silverstone (Inghilterra)

L’unico problema di Jorge Lorenzo sono i festeggiamenti. O rischia di affogare (a Jerez), o li sbaglia. A Le Mans aveva recitato la parte metafilmica dell’attore che guarda se stesso in un maxischermo, senza che il pubblico capisse nulla. Ieri si è presentato vestito da Beatles, con tre amici. Gli hanno chiesto: ti piacciono? “Sì, ma non li conosco bene. Il mio era un omaggio agli inglesi”. Quale canzone preferisci? “Non ricordo i titoli”. Sei più Lennon o McCartney? “Più che altro mi piacevano le parrucche”. I vestiti erano un riferimento a Sergent Pepper? “Sergent cosa?”. Appunto.
Balbuzie musicale a parte, Lorenzo corre da solo. Uscito di scena Rossi, il Mondiale è diventato monopilota oltre che monogomma. Lorenzo ha rintuzzato gli attacchi iniziali di un Pedrosa versione “Pilota Precox”, che dà tutto subito per poi evaporare. Il resto è stato un assolo. “Le vittorie facili non esistono”, ha detto lui, ma quella di Silverstone gli somigliava parecchio. “Senza Rossi temevo la pressione, così dopo il Mugello ho lavorato sulla condizione mentale. Pensando positivo”. C’è riuscito e se continua così vincerà il Mondiale con largo anticipo.
Lorenzo è il monarca Yamaha, che non lesina nuove stoccate a Rossi: “Non mi sono mai sentito una seconda guida”. Grandi assenti, al di là di un Dovizioso secondo e del primo podio in MotoGp di Spies, gli avversari. Il vicecampione del mondo in pectore è proprio Dovizioso, ma Lorenzo smorza sul nascere eventuali trionfalismi italici. “Lui era così anche nella 250: un regolarista. Non credo sia lui il mio avversario. Stoner e Pedrosa hanno più talento. Dani ogni tanto sbaglia, ma può vincere le gare: Dovizioso, non saprei”.
Con Rossi infortunato e ai ferri corti col boss Yamaha Lin Jarvis, la leadership dell’iberico è già così scolpita che nessuno vuole stargli accanto. Letteralmente. Prima del Gp di Catalunya (4 luglio) il colosso giapponese deve trovare il sostituto di Rossi, altrimenti scatta la multa. Ma tutti dicono di no: il confronto con Lorenzo e Rossi sarebbe impietoso. La Yamaha vive così il paradosso di non trovare un pilota per la (seconda) moto più veloce del mondo. Sembrava fatta con Edwards, assecondando il desiderio di Rossi. C’era pure Capirossi, stremato da una sempre più obbrobriosa Suzuki, pronto a dirottarsi sulla Yamaha Monster. Oppure Takahashi dalla Moto2. All’improvviso però il texano ha fatto sapere che non sostituirà Rossi. Edwards, in crisi di risultati, è tipo bizzarro, un “bushista” di ferro che colleziona armi, detesta Obama e ama il colpo di teatro, ma stavolta sembra sincero.
Le alternative latitano, anche perché tutti sono sotto contratto e in Yamaha andrebbero in veste di villeggianti part-time: molto da perdere, poco da guadagnare. Ben Spies si è defilato, e poi in quanto esordiente non potrebbe approdare in una moto ufficiale al primo anno (a meno che la scuderia sia sprovvista di team satellite: il caso Bautista in Suzuki). L’ipotesi più attuabile era un pilota emergente, tipo Col Crutchlow, britannico 25enne in Superbike, ma per ora ha rifiutato. C’è da capirlo: manca il tempo per allenarsi e la figuraccia è una certezza. De Angelis avrebbe accettato, ma qui a dire no è stata la Yamaha (per forza: il 2010 del sammarinese pare il Golgota).
La decisione finale si saprà domani o mercoledì, ma il più papabile diventa forse John Hopkins. Ventisettenne, americano, bravo. Però ha il bacino mezzo rotto, cammina a fatica, dicono ami un po’ troppo l’alcol e non corre in MotoGp da due anni. Sarebbe soluzione di ripiego, ma lo scenario è questo: da una parte Lorenzo, dall’altra il vuoto.

Lorenzo 9: Solitario
Liv Tyler ballava da sola, lui da solo ci corre. E’ un Mondiale monopilota, oltre che monogomma. Bravo, ma festeggiare vestito da Beatles senza poi saper citare mezza canzone dei Baronetti è imperdonabile.

Spies 8: Talentuoso
Era il grande atteso tra gli esordienti, ci ha messo (solo) cinque gare per il primo podio. Ha sfruttato in pieno la novità del circuito. Il vero grande nome nuovo della MotoGp (con Simoncelli, si spera).

Stoner 6: Confuso
Parte sesto, dopo la prima curva è ultimo, chiude quinto. Senza errore iniziale, poteva duellare per la vittoria. Casey non fa mai nulla di normale: per trovare stimoli, deve sempre sfiorare l’abisso.

De Angelis Sv: Jellato
Caduto in Qatar, volato a Jerez, investito da una moto senza pilota a Le Mans, infortunato a Silverstone. E la Yamaha lo ha bocciato come sostituto di Rossi. Se va a Lourdes, la trova chiusa.

Bridgestone 1: Sdrucciola
L’ultima vittima della monogomma che non si scalda è Aoyama, infortunatosi al mattino. Ieri in MotoGp sono partiti in 15. Un’ecatombe. Di questo passo, tra un mese correrà solo Lorenzo. A piedi.


fonte: www.lastampa.it

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